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ClaudioRottaLoriaClaudio Rotta Loria nasce a Torino nel 1949.
Pittore dalle forti valenze ambientali-installative, conduce una ricerca che si articola in cicli di opere fra loro collegati e in costante sviluppo sperimentale, ricerca che mantiene nel tempo il carattere unitario di un progetto totale.
Compie studi artistici, frequenta Accademia e Scuola di Design, si laurea in filosofia.
Dal 1966, espone in mostre personali e collettive in Italia e all’estero ed è invitato a rassegne internazionali. I suoi lavori si trovano nelle collezioni di musei italiani e stranieri.

Dopo iniziali esperienze figurative, nel 1968 orienta il suo lavoro nella direzione delle contemporanee indagini sulla riduzione del linguaggio della pittura ai suoi dati primari, elementari e concreti. Due sono i poli dialettici intorno ai quali si concentra la sua attività sperimentale: la strutturalità visuale, programmata e cinetica e il valore poetico della geometria, suscitato da minimi di stimolazione percettiva e sensoriale. Le opere che ne derivano si caratterizzano per le costanti implicazioni spaziali e oggettuali, chiave per seguire lo sviluppo di tutto il suo lavoro fino ad oggi. Realizza così le Superfici interattive (1968), strutture reticolari complesse a pluripercezione; i Cromoplastici (1970), dove il colore fluorescente nascosto all’osservatore da forme curve e a reticolo, produce effetti di vibrazione cromatica sul bianco della superficie dell’opera; le Superfici a interferenza luminosa (1971), che indagano l’azzeramento percettivo e i minimi di sensibilizzazione della superficie monocroma della carta mediante la ripetizione a intervalli regolari di corte linee incise ed egualmente inclinate che, successivamente, danno luogo a sollevamenti lamellari e a ombre colorate; gli Interventi d’ambiente (1971), strutture elementari in dialogo con lo spazio naturale e costruito; gli Oggetti cinetici (1971), caratterizzati da lenti e quasi impercettibili movimenti delle superfici e, infine, le Spazializzazioni di forme geometriche (1971) che indagano il problema del passaggio dalla bidimensionalità alla tridimensionalità mediante minimi innalzamenti strutturali della superficie, secondo una logica di sviluppo intesa come sistema di trasformazioni e campo di possibilità di variazioni morfogenetiche.
In questo periodo fa parte dell’ “Operativo Ti.zero” di Torino ed é cofondatore dell’omonimo “Centro sperimentale di ricerca estetica” (1969-1976), punto di riferimento della visualità strutturale che affianca all’attività espositiva di operatori italiani e stranieri, dibattiti ed interventi estetici sul territorio e con le scuole, in collegamento con altri gruppi d’arte programmata e percettiva attivi in Italia e all’estero.
E’ invitato alla “X Quadriennale d’arte” (Roma, 1975); ai “Segundos Encontros Internacionais de Arte” (Viana do Castelo e Lisbona, 1975) ed espone in numerose collettive. Tra le mostre personali: “Ricerche di spazializzazione su forme geometriche elementari”, Centro Ti.zero (Torino, 1974); “Modulazioni strutturali e cinetiche d’ambiente”, Galleria Il Cortilaccio (Torino, 1974); “Superfici spazializzate cromoplastiche”, Studio Il Moro (Firenze, 1975); “Rationality as method of research”, Galleria Alvarez (Viana do Castelo, 1975); Galleria Renault (Paris, 1975); Galleria Baudin (Nice, 1976).

Negli anni ’80, Rotta Loria esplora con le Iterazioni (1986) – rilievi in carta appena velati dall’acquerello – gli aspetti sensibili ed emozionali della pittura che apriranno a un’indagine introspettiva orientata verso dimensioni spirituali e simboliche negli Spazi di trame (1987). Queste opere rompono i codici rigorosi del periodo precedente e si articolano più liberamente nello spazio grazie al dinamismo delle superfici e degli equilibri, al disassamento dei piani, ad una più forte oggettualità – ottenuta con l’aumentato spessore dei telai -, all’accostamento intrigante e delicato dei materiali e a una lievitante “scrittura-pittura”.
In questi anni partecipa a numerose collettive ed è invitato alle rassegne: “Regard sur…” (Paris, 1981), “Livres d’Art et d’Artistes” (Paris, 1982) ; “Arteder ’82” (Bilbao,1982) ; “Fabriano(c)arte” (Fabriano, 1985) ; “Ephémèrité” (Paris, 1987) ; “Biennale Internationale du Pastel” (Saint-Quintin,1988,1990). Dalla seconda metà degli anni ‘80 realizza grandi installazioni permanenti per il Centre Culturel Français (Torino,1988) e per il MACAM (Maglione,1989) ed espone in personali: “Limite, regola e libertà del progetto: strutture in carta 1971-‘82”, Studio Laboratorio (Torino, 1982); “Opere in carta 1968-1985”, Galleria Spriano (Omegna,1985); “Triangoli”, Il Salto del Salmone (Torino, 1987).
Ottiene la nomination del MOMA (New York, 1989) per il design di Apologue, finale di potenza della Goldmund.

Nel decennio successivo, il lavoro avviato con gli Spazi di trame confluisce negli Spazi di tensione, opere in cui la vibrante ripetizione della scrittura del mantra dà luogo a sensibilissime texture cromatiche che aprono le superfici a insondabili profondità percettive, mentre asticelle e fili elastici in tensione producono effetti di leggerezza e instabilità. Aspetti di una pittura che pervade, con la forza espressiva dovuta all’impiego di pigmenti, anche le opere S.T (1999). Gli esiti di queste ricerche ritornano in molte installazioni di questo periodo che si caratterizzano per l’impiego della luce (neon, fibre ottiche, luci di Wood) e per il rapporto imprescindibile che lega il luogo e lo spazio all’opera: Autour d’un pilier, Centre Culturel Français (Torino, 1991); Al centro una magnolia, Stazione FS (Torino, 1992); In una gabbia, Ex Zoo (Torino, 1992); Sotto un tetto, Museo all’Aperto (Piscina,1994); Sotto una buona stella (La Mandria, 1996); Tra muri e porte, Palazzo Lomellini (Carmagnola, 1966); La luce del Sepolcro, Via della Croce (Masserano, 1999); Sotto-sopra, Edo (Torino, 1999); In una chiesa (Villafranca P.te, 1996); Acqua pietre/luce acciaio, GAM (Saint-Vincent, 2000).
Numerose sono le rassegne a cui Rotta Loria è invitato in questi anni, fra queste: “Forum Konkrete Kunst” (Erfurt, 1994); “Dialoghi di arte contemporanea Australia-Italia” (Melbourne, Geelong, 1999); “Arte Italiàno” (Granada, 1999); “Libri d’artista in Italia” (Torino, 2000); “Il paesaggio dell’anima” (Luxembourg, 2000); “L’ordinamento sensibile” (Aosta, 2000).
Tra le personali, che sempre più spesso presentano grandi installazioni appositamente concepite per lo spazio espositivo, si ricordano: “Autour d’un pilier”, Centre Culturel Français (Torino, 1991); “Limiti di carta”, Il triangolo nero (Alessandria, 1992); “Les bannières de la solidarité”, Parlement Européen (Strasbourg, 1995); Palazzo Lomellini (Carmagnola, 1996); “Arbeiten 1969-1997”, Galerie Maerz (Linz, 1997 con Gottfried Ecker); “Passare il segno”, Centro Studi SOMS (Borgomanero, 1998); Il Triangolo Nero (Alessandria, 1999 con M. Surbone); “Opere in carta – anni novanta”, Galleria Rino Costa (Casale M.to, 1999); “Geometria e natura”, Ex Chiesa della Beata Vergine delle Grazie (Villafranca P.te, 1999 con M. Surbone).

Nel nuovo millennio, l’artista libera un rinnovato potenziale espressivo in una spazialità totale, germinativa, coinvolgente. La pittura supera i limiti della superficie, per dilatarsi e attraversare risolutamente lo spazio, trasformandosi e integrandosi in installazioni aeree. In esse, rappresentazione e astrazione si fondono incessantemente l’una nell’altra, all’insegna dell’instabilità delle forme e della fragilità della materia. L’opera accoglie progressivamente nuovi materiali. La necessità di misurarsi con le molteplici interferenze e gli squilibri del mondo contemporaneo, aumenta la disponibilità dell’artista alla contaminazione sensoriale e all’assemblaggio di materiali differenti. “Archipainting” è l’espressione ricorrente per designare questi lavori: costruzioni tridimensionali e dinamiche che coniugano disegno, fotografia aerea, pittura, scultura, colore, elementi tecnologici e oggetti comuni. Il tutto giocato tra essenzialità e ridondanza e sempre percorso da una forte tensione progettuale interna, che fornisce all’opera una nuova identità costitutiva, pur nel mantenimento di una coerenza e riconoscibilità complessiva del lavoro, insieme al senso di un percorso non prevedibile. Le Geo-grafie (2001) e gli Equatori (2002) rappresentano un modo per pensare il mondo nei termini di una suggestione “geografica” di grande respiro ai limiti dell’astrazione. L’Equatore diviene, nei piccoli o grandi rilievi, un segno curvo carico di energia dipinto su carte a parete, che prolunga e continua il suo andamento elicoidale nello spazio proiettandosi sopra foto aeree dipinte. Le opere che lo rappresentano si configurano come porzioni, frammenti dell’intero che evocano l’immagine dell’abbraccio e dell’omphalòs, l’ombelico della terra.
Analogamente, nelle grandi installazioni ambientali, la virtualità percettiva di questi lavori lascia spazio alla reale fisicità degli elementi costruttivi, segno forte di un mondo emozionale rotondo e intenso. Le Promenades chromatiques circulaires (2011) fanno del cerchio evocativo dell’Equatore, il luogo fisico per camminate estetiche e interventi in natura. La rotondità come forma espressiva diventa metafora del viaggio esterno e interiore.

In questo periodo, Rotta Loria è invitato alla “54. Biennale di Venezia” e a numerose rassegne, tra le quali: “Incontri/devitas. 6 artisti contemporanei dal Piemonte” (Castellò, 2003); “LVI Premio Michetti” (Francavilla al Mare, 2005); “XXIV Biennale di Scultura”(Gubbio, 2006); “BAM 2006. Arte in Piemonte 1975/1995” (Verbania Pallanza, 2006); “Il cinetismo sub-cisalpino. Arte programmata ieri e oggi” (Ivrea, 2007 con una sezione personale); “Via del sale 2007” (Cortemilia e Prunetto, 2007, Camerana, 2011); “Il cinetismo dalle origini ad oggi” (Zagabria, 2007); “Movement as a message” (Praga, 2008); “La sindrone di Icaro. 25 disegni di Licini e 26 artisti fra terra e cielo” (Castel di Lama, 2008); “BAM Piemonte Project Artdesign” (Intra, 2008); “900 anni di creatività in Piemonte” (Novi Ligure, 2009); “Progetti di installazioni per le città d’Europa” (Septème, Vienne, Nice, 2009-2011); “Scultura internazionale a Racconigi” (2010); “Su nero nero” (Rivara, 2011); “Arte programmata e cinetica da Munari a Biasi a Colombo e…” (Roma, 2012); “Gli anni del Boom. Dalla ricostruzione alla contestazione. Arte in Piemonte dal 1946 al 1968” (Bra, 2012).

È invitato come artist in resedence a Zagabria, presso L’Istituto Italiano di Cultura, nell’ambito del progetto “Night of EU Cultural Insitutes” (2008).
Finalista al concorso “Fontane per il Monferrato. Segni e sogni d’autore: le fontane nelle piazze” (Casale M.to, 2004), realizza nel Vallese la fontana-installazione permanente La leggenda di San Teodulo (Raron, 2008).
Tra le installazioni rappresentative di questa fase di lavoro: Insula (Oleggio e Montauban, 2001); I luoghi della reciprocanza (Pinerolo, 2001); Equatore (Varallo Pombia e Castellon de la Plana, Ivrea 2002-2005); L’Africa di Wulbari (Pinerolo, Racconigi, 2003-2010); Genius Loci (Pinerolo, 2003); Scoop (Pinerolo, 2004); Finestra sull’equatore (Biella, 2004); Equatore (Prunetto, 2007); Zagabria si misura (Zagabria, 2008); Per un equilibrio dinamico del mondo (Bruxelles e Marseille, 2009); L’Africa di Wulbari (Racconigi, 2010); Movimento dal blu del mare (Torino, 2011). Quest’ultima fa parte, dal 2013, del nucleo di opere di arte pubblica del CLE Campus Luigi Einaudi dell’Università di Torino.
Infine, tra le personali si ricordano: Biblioteca Luisia (Vigone, 2002 con M. Gastini); “Intorno all’equatore. Percorsi attraverso la rotondità”, Zaion Arte Contemporanea (Biella, 2004); “Opere 1972-2004”, Chapelle de la Visitation (Thonon-les-Bains, 2004 con T. Takahashi)); “Archipainting. Opere 1995-2005”, Cavenaghi Arte Contemporanea (Milano, 2005); “Zagabria si misura”, Istituto Italiano di Cultura (Zagabria, 2008); “Opera-Ambiente. Interventi cromatici e installazioni 1970-2008”, Villa Vidua (Conzano, 2008); “Equatori e altro. Percorsi attraverso la rotondità”, Marco Canepa arte contemporanea (Courmayeur, 2010); “Claudio Rotta Loria. Mutuo soccorso e solidarietà. Immagini grafiche, opere, installazioni e una fontana 1989-2011”, Consiglio Regionale del Piemonte (Torino, 2011). Di questa mostra è stata realizzata una versione itinerante con documentazione fotografica (Ivrea, Borgomanero, 2014); “Intramuros Ivrea – opere di Claudio Rotta Loria, Internilab Galleria (Ivrea, 2013); “Claudio Rotta Loria. Métagéographie”, Galerie Depardieu, (Nice, 2014).

Nota biografica di Francesca F. Pregnolato

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